figurazione, astrazione, pluralità, manipolazione
Figurazione e astrazione: pluralità dei linguaggi e manipolazione dell’immagine nell’arte di ricerca contemporanea
Viviamo un’epoca di rottura.
Etica e morale sono considerate concetti “vecchi” e, come spesso accade alle cose vecchie, sono accantonate e messe da parte. Ma ciò che è antico è anche storia e proprio quando sembra superato, può diventare strumento di contrasto e di resistenza.
La pittura narrante, giudicata da molti obsoleta, resta invece, in certi contesti, necessaria. È il mezzo che permette di denunciare, attraverso le immagini, ciò che accade dentro e fuori i nostri confini geografici e mentali. Non si tratta di buonismo mascherato o di plagio: è un grido contro l’arroganza dei forti. I bulli non li ho mai sopportati, e non credo che la violenza sia la risposta. la violenza genera morte e distruzione! Serve determinazione, lucidità e intelligenza per ostacolare i traffici sporchi, le armi e tutto ciò che alimenta il bilancio dei profitti.
L’arte è uno strumento potente.
È un’arma di resistenza, capace di sabotare l’arroganza e i guadagni illeciti attraverso canali non convenzionali, lontani dalle lobby che governano i circuiti ufficiali. Questa è l’etica della resistenza: non buonismo, ma opposizione attiva e creativa.
E le immagini digitalizzate e manipolate con maestria, gli assemblaggi dematerializzati, la polimatericità esaltata dalla verve creativa sono strumenti potenti. Non illusioni melense, ma strumenti concreti di denuncia che aprono le menti.
E' una visione che richiama le avanguardie artistiche e i muralisti politici del Novecento, da Diego Rivera a Picasso con la sua celebre Guernica. Niente di nuovo. L’arte non è solo estetica: è atto politico, gesto di resistenza: è pensiero a cui si è dato forma.
In un mondo dominato da immagini veloci e superficiali, la pittura narrante diventa un contrappunto lento e profondo, capace di scuotere coscienze. E le opere dematerializzate, rese possibili dalle tecniche digitali, amplificano ancora di più questa forza.
La figurazione è spesso necessaria, perché permette di rendere immediato e riconoscibile il messaggio. Tuttavia non è l’unico modello espressivo privilegiato: l’arte contemporanea ha dimostrato che la forza della denuncia e della resistenza può emergere anche attraverso linguaggi astratti, concettuali, digitali o performativi. La figurazione, con la sua capacità di raccontare e di colpire lo sguardo, resta un pilastro, ma non deve diventare un vincolo. L’arte è pluralità di forme, contaminazione di tecniche e materiali, libertà di sperimentare. In questo senso, ogni linguaggio – dalla pittura narrante al collage digitale, dalla scultura polimaterica alla performance – può diventare veicolo di opposizione e di coscienza critica. Ciò che conta non è il modello espressivo scelto, ma la sua capacità di scuotere, smascherare e resistere.
La figurazione ha la forza di imprimere nella memoria collettiva immagini che diventano simboli. Pensiamo ai murales di Diego Rivera, capaci di raccontare la storia sociale e politica del Messico, o alla Guernica di Picasso, che ha trasformato la tragedia di un bombardamento in un’icona universale contro la guerra. In questi casi la figurazione non è solo estetica, ma diventa linguaggio politico, strumento di denuncia e memoria.
Eppure l’arte non si esaurisce nella figurazione. Già le avanguardie del Novecento hanno dimostrato che l’astrazione, il segno, la materia e persino il vuoto possono essere altrettanto potenti. Kandinsky, con le sue composizioni astratte, ha aperto la strada a un linguaggio che non racconta ma evoca, che non descrive ma scuote interiormente. Più tardi, artisti come Joseph Beuys hanno trasformato la performance e l’azione artistica in gesti politici, dimostrando che l’espressione non ha bisogno di figure riconoscibili per incidere sulla coscienza.
Oggi, nell’era digitale, questa pluralità di linguaggi si amplifica. La figurazione convive con l’arte concettuale, con le installazioni multimediali, con la realtà aumentata e con le opere dematerializzate che vivono nello spazio virtuale. La denuncia può passare attraverso un’immagine figurativa, ma anche attraverso un glitch digitale, un assemblaggio polimaterico, una manipolazione fotografica che smaschera le contraddizioni del presente.
In questo senso, la figurazione è un modello espressivo privilegiato ma non esclusivo. È una delle tante voci che l’arte può assumere per resistere, denunciare e creare coscienza critica. L’importante non è la forma, ma la capacità di scuotere, destabilizzare l’arroganza dei forti e aprire spazi di libertà.
L’epoca contemporanea si configura come un tempo di rottura, in cui i valori tradizionali di etica e morale sono percepiti come “vecchi” e marginalizzati. Tuttavia, proprio la loro apparente obsolescenza li rende strumenti di contrasto e di resistenza. In tale contesto, l’arte assume un ruolo politico e sociale, ponendosi come mezzo privilegiato di denuncia e opposizione.
La pittura narrante, spesso considerata superata, si rivela necessaria per rappresentare e smascherare ciò che accade entro e oltre i confini geografici e mentali. Essa non si limita a un esercizio estetico, ma diventa veicolo di coscienza critica. Al tempo stesso, la figurazione non è l’unico modello espressivo legittimo: l’arte contemporanea ha dimostrato che linguaggi astratti, concettuali, digitali e performativi possono esercitare un’analoga funzione di resistenza. La pluralità dei linguaggi artistici – dalla pittura figurativa alle installazioni multimediali, dalle performance alle opere dematerializzate – costituisce una risorsa fondamentale per contrastare l’arroganza dei poteri dominanti.
Questa prospettiva richiama le esperienze delle avanguardie storiche e dei muralisti politici del Novecento, da Diego Rivera a Picasso con la sua Guernica, esempi in cui l’arte si è fatta strumento di lotta e memoria collettiva. Oggi, nell’era delle immagini digitali e della comunicazione accelerata, la pittura narrante e le tecniche dematerializzate offrono un contrappunto lento e profondo, capace di scuotere coscienze e destabilizzare l’egemonia culturale e politica.
Si delinea così un’etica della resistenza: non buonismo, ma opposizione attiva e creativa. L’arte, in tutte le sue forme, diventa strumento di emancipazione, capace di trasformare la denuncia in gesto estetico e politico. In un mondo dominato da immagini superficiali e consumabili, la pluralità dei linguaggi artistici restituisce profondità e forza critica, riaffermando il ruolo dell’arte come arma di resistenza contro l’arroganza dei forti e i profitti sporchi.
Concetti lontani dalla poetica del segno come comunicazione pura tra persone. Penso all’azione di Dubuffet, che ha dato voce agli emarginati conferendo personalità ai segni incerti degli analfabeti che, attraverso una figurazione stentata ma sincera, esternavano i propri sentimenti. Grafie incerte, al pari dei primi passi dei bambini, ottenevano la giusta collocazione nel campo della semantica. L’arte brut non cercava mercato e mercanti, ma voleva ascolto.
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