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Dal particolare al Tutto

Tutto parte da un “incontro” minimale.  Non cerco i grandi temi, ma il granello di sabbia nell'ingranaggio: un verbo usato "fuori posto", un’immagine involontaria che scivola tra le pieghe di una frase fatta, il riflesso di un materiale che non dovrebbe stare lì, un invito che si trasforma in ossimoro.  Mi fermo quando sento quella frizione, come quando oggi sento dire "viene fatto" invece di "è fatto". È un’imprecisione che accetto, ma che mi attiva: lì, in quel piccolo scarto tra la norma e l’uso, vedo aprirsi lo spazio del mio gioco. Mettermi in moto e giocare creativamente significa manipolare: Linguaggio, Semantica e Materia come se fossero la stessa sostanza. Non guardo alla grammatica come a un libretto di istruzioni, ma come a un corpo vivo. Quando scrivo o scelgo una parola, ne ascolto il peso specifico. L’italiano che uso è una terra di confine, sporcata dall’oralità e dai dialetti, dove il senso non è mai immobile. Un verbo per me non in...

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