Riflessioni, tra poesia, prosa e filosofia
TRA PROSA E POESIA.
L’Architettura del Vuoto: Ricostruire i Sogni tra le Macerie del Potere.
Introduzione
Esiste una forma di distruzione che non lascia detriti
visibili, ma polvere nell'anima. Quando il mondo crolla, la ricostruzione
interiore si rivela infinitamente più faticosa di quella materiale: se un muro
richiede mattoni, un sogno infranto esige una narrazione di sé completamente
nuova. In questo scenario, il "sentimento di resa" non è una scelta,
ma l'effetto di un potere moderno che non si accontenta di schiacciare il
corpo, ma punta a svuotare l'individuo della sua capacità di desiderare. Tra le
crepe della storia e il gelo del controllo, la sfida diventa allora una sola:
trasformare il vuoto in uno spazio di nuova fioritura.
I. Elegia delle macerie: Il peso del silenzio (Poesia)
Tra la polvere e il ferro arrugginito,
non sono i corpi a pesare sul fondo,
ma il battito di un sogno sbiadito
che non trova più posto nel mondo.
Un muro si rialza, mattone su mattone,
sotto il sole che asciuga la calce,
ma come si cura la disperazione
se il desiderio è caduto sotto la falce?
Il potere non colpisce soltanto la carne,
ma scava nel petto un vuoto profondo;
vuole l’uomo arreso, senza più fiamme,
un’ombra che vaga nel silenzio del mondo.
Hanno spento il pensiero, rubato il domani,
mentre l’umanità si china ai potenti;
restano solo le macerie tra le mani
e il gelo di sogni ormai spenti.
II. L’anatomia dello svuotamento: Una prospettiva filosofica
La filosofia contemporanea ha indagato a fondo questa forma
di "svuotamento", descrivendo come il potere non si limiti più a
proibire, ma plasmi direttamente l'interiorità.
Il disciplinamento di Foucault: Il potere moderno è
una rete di dispositivi che si insinuano in ogni aspetto della vita. Attraverso
la biopolitica, il sistema non vuole solo controllare le azioni, ma produrre
"individui utili", influenzando il modo in cui percepiamo noi stessi.
La società della stanchezza di Byung-Chul Han: Oggi
il potere ci spinge al "poter fare tutto", trasformandoci in
"imprenditori di noi stessi". In questo auto-sfruttamento,
l'individuo finisce per esaurire la propria capacità di desiderare davvero,
riducendosi a un soggetto di pura prestazione.
L’industria culturale di Adorno e Horkheimer: I sogni
autentici sono sostituiti da desideri prefabbricati dal mercato. La narrazione
di sé diventa così pilotata dall'esterno, impedendo una vera ricostruzione
autonoma.
La modernità liquida di Bauman: La resa è il
risultato di un sistema che liquefa le certezze, lasciando l’uomo fragile e
privo di punti di riferimento stabili.
III. La persistenza del battito: Tra prosa e speranza
Nonostante l'erosione dell'io, la vita continua come un filo
che non si spezza. Le parole inciampano nella polvere, si sporcano di ruggine,
ma restano ostinate a ricordare che un sogno non muore finché qualcuno ha il
coraggio di pronunciarlo.
Il potere può scavare, modellare e trasformare la libertà in
un compito da svolgere, eppure, sotto la coltre del controllo, qualcosa
resiste: un pensiero che non si lascia addomesticare. Le macerie non sono solo
la fine, sono identità incrinate che cercano un varco. Ogni rovina è un punto
da cui ricominciare a raccontarsi da capo — non come ci vuole il mondo, ma come
ci vuole il cuore.
Conclusione:
Serve una voce, una nuova parola, perché l’anima impari che
solo chi pensa, davvero s’invola. Il potere può svuotare l’uomo, ma non può
impedire al vuoto di diventare spazio. E in quello spazio, prima o poi,
qualcosa cresce: una parola nuova, un sogno che ritorna, una voce che
finalmente si rialza.

