In/Forme come l'imprevisto
“In-forme. Appunti di viaggio nel labirinto creativo della poetica visionaria della mia ricerca.
Alcune energie non hanno corpo solido e assumono
momentaneamente una forma in relazione al contenitore che li accoglie. Elementi liquidi e
gassosi, di fatto, non conoscono confini ma si adattano alle “costrizioni” che
le ingabbiano, ma fino ad un certo punto.
La creatività dei
bambini è il primo atto d’ingenua creatività priva di orpelli e confini. Anche
se la narrazione dei “teorici” del comportamento tentano di dare risposte alle
linee e a i colori che trasbordano dal campo d’azione, dal foglio. Jan Dubuffet
ha saputo guardare agli eterni bambini, agli emarginati e non contaminati dal
“sapere manicheo”, ma credo che chiunque si approcci con curiosità al mondo intuisca
le potenzialità del non “circoscritto”,
della poesia libera sprigionata dall’azione gratuita e incondizionata che non
si preoccupa di “piacere” ma di rivelare.”
La riflessione sull’effetto delle forme mutevoli conduce
alla radice della mia ricerca e lascia
vibrare la materia in sospensione che non cerca un contenitore, lo
sfiora soltanto, come fanno i gas quando incontrano un confine, un limite che
non è mai davvero un limite ma un invito a espandersi altrove.
C’è un filo invisibile ma potentissimo che unisce il fare,
la manipolazione della materia dialogante
con la forma che si fa evento, non recinto. La forma dell’energia, quando
incontra un ostacolo e decide se aggirarlo, attraversarlo o dissolverlo è
imprevedibile. È un pensiero che appartiene tanto alla fisica quanto alla
poesia, e io lo porto nel territorio dell’arte con la naturalezza del gesto
infantile nel senso più alto, non ingenuo, ma originario.
La creatività dei bambini — quella evocata con affettività —
non è “primitiva”, è pre‑normativa. Non conosce ancora la
grammatica del consenso, non ha interiorizzato la paura del fuori-margine. Per
questo i loro segni non “sbagliano”: eccedono. E l’eccedenza è sempre un atto creativo,
anche quando non lo sa.
Dubuffet lo aveva intuito: non cercava l’ingenuità come folklore,
ma come resistenza alla forma imposta. Guardava agli “eterni bambini” non per
infantilizzarli, ma per riconoscere in loro una libertà che la cultura adulta
tenta continuamente di addomesticare. La sua Art Brut non è un genere: è una
postura etica.
E la ricerca intende toccare un punto ancora più
radicale: la poesia nasce quando la
forma non è un recinto ma un fenomeno, quando l’azione non è finalizzata al
piacere dell’altro ma alla rivelazione di un dentro che non chiede permesso.
Il “non circoscritto” evocato non è caos: è potenza non
ancora irrigidita. È ciò che accade quando un gesto non si lascia definire dal
foglio, dal margine, dalla teoria. È la materia che rifiuta la gabbia ma
accetta il dialogo con il limite, come l’acqua che prende la forma del
bicchiere ma non smette di essere acqua.
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