Prova a vincere

C’è sempre una frattura, un punto in cui la promessa si incrina. Una frase stampata su un packaging di consumo — “prova a vincere” — basta a far emergere l’ossimoro che attraversa il mio lavoro. È un invito leggero, quasi infantile, pensato per chi può permettersi il lusso di giocare. Ma dietro quella leggerezza si apre un varco: la distanza tra chi può tentare la fortuna e chi, ogni giorno, non ha nulla da tentare, nulla da vincere, nulla da perdere se non la propria sopravvivenza.

È in quella distanza che mi muovo. Non per colmarla, ma per abitarla.

La materia che utilizzo — cartoni di cereali, involucri di cioccolato, grafica industriale — porta addosso i segni di un benessere che non appartiene a tutti. Sono superfici nate per sedurre, per distrarre, per addolcire. Nel mio gesto diventano altro: un corpo ferito, un archivio di contraddizioni. Gli strappi, le pieghe, le sovrapposizioni sono cicatrici che parlano di chi resta fuori dall’inquadratura, di chi osserva le grafiche colorate convivendo con la consapevolezza della fame reale.

Non cerco di nobilitare la materia. Non cerco di trasformarla in qualcosa di diverso da ciò che è. La sua povertà è già un linguaggio, una testimonianza. La brillantezza del cioccolato convive con l’assenza di cibo; il cartoon rassicurante si incrina, lasciando emergere una domanda che non ha risposta: che cosa significa vincere, quando altri perdono tutto?

Non rappresento la sofferenza. Non ne ho il diritto. 

Mi limito a sfiorarla, a riconoscerla, a lasciare che la sua assenza diventi presenza. L’opera non parla al posto di nessuno: ascolta. Si avvicina in punta di piedi, senza spettacolarizzare, senza trasformare la ferita in un evento estetico. Preferisco la discrezione alla retorica, la domanda alla soluzione.

Il multiplo digitale nasce da questa stessa tensione. È un oggetto replicabile che conserva però la memoria di un gesto irripetibile. La riproducibilità non addomestica il contenuto etico: lo diffonde. Ogni copia porta con sé la fragilità del materiale originario, la sua vulnerabilità, la sua resistenza a essere normalizzato. La digitalizzazione non è un filtro: è un mezzo che amplifica la responsabilità dello sguardo, che apre il lavoro a un altrove senza trasformarlo in decorazione.

La mia ricerca si muove tra linguaggio del consumo e condizioni materiali dell’esistenza. Il packaging alimentare, dispositivo semiotico del capitalismo affettivo, diventa un campo di frizione tra promessa e negazione. L’invito “prova a vincere” si trasforma in un enunciato critico, un cortocircuito tra gioco e tragedia. La materia povera diventa testimonianza, non metafora. L’assenza diventa presenza.

In questo percorso, l’opera non pretende di offrire risposte. Custodisce domande. Domande che restano aperte, come le ferite che attraversano la materia. Domande che non cercano consolazione, ma consapevolezza. 

Il mio gesto è semplice: sottrarre, spostare, ascoltare. Lasciare che ciò che normalmente è rimosso emerga, anche solo per un istante, nella sua irriducibile verità.

Se c’è una vittoria, è forse questa: non ignorare la frattura. Restare dentro la sua vulnerabilità. E continuare a lavorare lì, dove la promessa del consumo incontra la realtà negata del mondo.

 


Scheda tecnica dell’opera 

Titolo: Prova a vincere. Autore: Mario Iannino. Anno: 2026. Tecnica: Assemblaggio polimaterico. Materiali: Packaging alimentare, cartoni, involucri di cioccolato, frammenti di grafica industriale, supporto cartone pressato.   Dimensioni: Misura variabile. Tipologia: Opera concepita per multipli digitali. Categoria: Assemblaggio / Arte post-digitale / Ricontestualizzazione del packaging. Provenienza: Collezione dell’artista.

Descrizione sintetica.

Assemblaggio realizzato con materiali di scarto provenienti dal consumo quotidiano, ricomposti in una struttura che mette in tensione la retorica pubblicitaria e la fragilità delle condizioni materiali dell’esistenza. L’opera nasce dalla frase “prova a vincere”, trasformata da invito ludico a enunciato critico. La materia povera, ferita e stratificata, diventa testimonianza di un mondo che rimuove la fame, la violenza e l’ingiustizia, evocandole attraverso ciò che manca più che attraverso ciò che mostra.

Note sull’edizione digitale:

L’opera è concepita per essere diffusa come multiplo digitale, mantenendo la vulnerabilità del gesto originario e amplificando la riflessione etica attraverso la replicabilità tecnica. Ogni copia digitale conserva la memoria del processo materiale e la tensione critica che lo attraversa.

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