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Nel varco dell'inutile

 L’inutile che salva  Una riflessione intima sul rapporto tra utilità, profitto e il gesto creativo come forma di disobbedienza simbolica. Ogni volta che torno alla materia — che la sfioro, la ascolto, la provoco — sento che non sto semplicemente producendo un’opera, ma attraversando un varco. È un movimento che nasce da una maturazione lenta, quasi sotterranea: un pensiero critico che negli anni si è depositato sulla figura dell’intellettuale e sul suo posto nel mondo. Forse perché, per me, l’artista non è mai stato un semplice produttore di forme, ma un soggetto che interroga i linguaggi, li smonta, li reinventa. Eppure, ogni volta che ripenso all’incontro con Antonello Trombadori, avverto una lieve frizione. Il suo monito — “tu fai il pittore, produci, e io scrivo, teorizzo il tuo lavoro” — era un invito alla separazione dei ruoli. Ma io quella separazione non l’ho mai abitata davvero. Non riesco a delegare ad altri la traduzione del mio sentire. La mia poetica non nas...

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