L’Archeologia dei Consumi nella mia Ricerca
-Testo curatoriale/dichiarazione d'artista (Artist
Statement) -
Abstract: Il saggio analizza l'opera polimaterica dal
titolo “feticci del potere”, un assemblaggio concettuale che elegge la cravatta
a simbolo definitivo del "Power Dressing" e del comando asessuato.
Attraverso il recupero di scarti industriali e packaging commerciali (da
Cicciobello a Vanity), dialogo con le avanguardie del Novecento — dalla Pop Art
al Nouveau Réalisme fino alla Street Art — per svelare la natura manipolatoria,
censoria e strutturalmente vuota del potere consumistico contemporaneo.
Un'archeologia dei consumi che trasforma un oggetto quotidiano in
un'architettura rigida della mente.
-Il Nodo del Potere Asessuato: L'Archeologia dei Consumi nell'Opera di Mario Iannino-
-Oltre il Power Dressing: Come l’Arte de-costruisce i Feticci del Potere Moderno-
«Non considero l'opera d'arte un semplice oggetto estetico,
ma un dispositivo critico capace di scardinare i linguaggi della nostra
contemporaneità.
La cravatta, da secoli barometro sociale e oggi uniforme asessuata del comando economico, diventa nel mio lavoro il pretesto per un'archeologia concettuale dei consumi.
Nel saggio che segue, ho voluto analizzare e decodificare le stratificazioni antropologiche, i dialoghi con le avanguardie del Novecento e la trappola visiva che animano questa specifica ricerca, dove il packaging commerciale si spoglia della sua seduzione per farsi spietata metafora sociologica e politica.
In un'epoca saturata da messaggi commerciali e marketing del
sé, l'arte ha il dovere di de-costruire i feticci del potere. Attraverso la
tecnica dell'assemblaggio, ho sottratto alla quotidianità scarti industriali,
buste dello shopping e frammenti di brand iconici per ricomporli in una
struttura rigida: una cravatta che simboleggia l'arroganza di un potere
unilaterale e consumistico.
Condivido questa analisi teorica per invitare l'osservatore
ad andare oltre la superficie seducente del consumo, impattando direttamente
contro la natura manipolatoria di chi stringe il timone decisionale della
società.
La cravatta non è più un simbolo accessorio di genere, ma la sintesi uniforme del comando. Con questa ricerca ho voluto indagare come i codici del
"Power Dressing" e della propaganda commerciale si fondano in un
vuoto seducente. Nelle righe che seguono, vi guido alla scoperta della
struttura profonda e dei significati nascosti dietro i brand e i materiali
metropolitani che compongono l'opera.»
— Mario Iannino
La Cravatta: Status Symbol del Potere Asessuato.
- L’Evoluzione del Costume: Dal Piumaggio Animale al "Power Dressing" -
Da sempre l’essere umano adotta simboli e ornamenti per
esaltare il proprio ego, intimidire il prossimo o definire il proprio status
sociale, ricalcando dinamiche ampiamente visibili nel mondo animale. Se in
natura la selezione e la gerarchia passano attraverso criniere folte, versi
spaventosi e piumaggi sgargianti, nelle civiltà tribali l’esibizione del potere
si è tradotta in pittura corporea, tatuaggi rituali e modificazioni anatomiche
destinate a sancire il lignaggio e la casta.
Con l'evoluzione delle strutture sociali, questa necessità antropologica si è spostata su elementi via via più codificati e intellettuali.
Le corti europee inventarono la rigidità della gorgiera
cinquecentesca — che costringeva a mantenere la testa alta e uno sguardo
distaccato — e le maestose parrucche barocche.
Clamoroso fu il caso della giarrettiera che, da semplice
seducente nastro intimo femminile, per un bizzarro incidente di corte sotto
Edoardo III lo tramutò nel più antico e prestigioso ordine cavalleresco
britannico, dimostrando come l'evoluzione del costume possa risignificare
radicalmente l’oggetto quotidiano.
In questa secolare stratificazione di segni, la cravatta si è imposta come il più longevo e definitivo status symbol della storia moderna.
Nata nel XVII secolo con scopi pratici e gerarchici tra i
mercenari croati (il focale usato per legare la divisa), affascinò Luigi XIV al
punto da diventare un dogma della corte del Re Sole. Nell’Ottocento, grazie al
dandismo di Beau Brummell, l’annodatura della cravatta assurse a disciplina
filosofica: eseguire il nodo perfetto era sinonimo di acutezza intellettuale,
mentre fallire significava il declino sociale.
Nel contesto contemporaneo, la cravatta ha vissuto una
transizione cruciale, evolvendosi in un emblema di potere asessuato che supera
i confini di genere. Storicamente ancorata al conformismo e all'universo
maschile, è stata progressivamente assimilata dalle donne che raggiungono i
vertici dei board aziendali o delle istituzioni politiche, rientrando nei
codici formali del cosiddetto "Power Dressing". Diventando un oggetto
inter-genere, la cravatta perde la sua originaria connotazione biologica: non
importa chi indossi quel nodo. L’accessorio si fa uniforme e rappresenta, nella
sua purezza astratta, la funzione del comando e la capacità unilaterale di
determinare le scelte economiche e sociali della collettività.
n Il Superamento dei Linguaggi:
Pop Art, Street Art e Nouveau Réalisme
È in questo preciso snodo sociologico che si innesta la mia ricerca artistica.
L'opera —di proprietà dell'autore per preservarne la totale
indipendenza intellettuale e la forza del messaggio — utilizza la tecnica
dell'assemblaggio per lanciare una dura analisi critica alla contemporaneità.
Per comprendere la portata del lavoro è necessario decodificare il rapporto con le avanguardie del Novecento.
Mi approprio programmaticamente delle matrici espressive scavalcandone
i limiti metodologici per formulare un pensiero autonomo.
- Della Pop Art, mutuo l'interesse per l'iconografia
commerciale e l'universo dei brand, rifiutando però il distacco ironico e la
celebrazione acritica del consumismo tipici della Pop Art americana, e trasformo
il packaging seducente in un atto di relativa accusa.
- Il Nouveau Réalisme: Come i Nouveaux Réalistes (si pensi
al recupero dell'oggetto quotidiano o ai manifesti strappati dei décollagistes),
lavoro sul prelievo della realtà circostante. Tuttavia, non mi limita a
fotografare la sociologia dell'oggetto, ma lo sottopongo a una violenta
risignificazione sociale e semantica.
- Dalla Street Art e dall'estetica urbana prendo in prestito
e mutuo la spigolosità, la crudezza materica e l'urgenza espressiva del
linguaggio metropolitano, trasponendola all'interno di una rigorosa griglia
concettuale da “studio”.
Insomma vado oltre le poetiche documentate dalla storia dell'arte. Il mio lavoro non si limita ad un semplice assemblaggio di scarti, ma è un'operazione di archeologia concettuale dei consumi. Attraverso il recupero di carte da imballaggio e buste dello shopping, spoglio il potere moderno della significazione da qualsiasi retorica idealistica o istituzionale, ed esplicito come esso si nutra esclusivamente di propaganda, marketing del sé e strutturale superficialità degli oggetti in questione.
n La Trappola Visiva e la Struttura dell'Opera
n
L’opera è, nella mia intenzione, una trappola visiva: attrae
l’osservatore attraverso i codici familiari, rassicuranti e seducenti del
consumo quotidiano, per poi costringerlo a impattare contro la natura
manipolatoria e vuota di chi stringe il timone decisionale della società.
L’assemblaggio poggia su una base lignea bianca,
caratterizzata da macchie, abrasioni e scrostature che simulano l'estetica del
"muro metropolitano" e i cartelloni pubblicitari. Su questo sfondo
stradale, la cravatta si impone con una violenza plastica e visiva che
simboleggia l'arroganza del potere: l'atto spavaldo di chi occupa
prepotentemente lo spazio pubblico, oscurando e mettendo in ombra la voce
altrui.
I ritagli di carta, schiacciati, pressati e stratificati, spillati l'uno sull'altro per dare volume al nodo, abbandonano la funzione ornamentale per farsi metafora politica.
Rappresentano la spavalderia del monologo e il soffocamento
programmatico delle opinioni dissidenti.
Chi detiene il comando non cerca il dialogo; preferisce
"incollare sopra", coprire e obliterare il pensiero altrui per far
emergere unicamente il proprio feticcio di vittoria. È la visualizzazione
plastica della censura contemporanea.
I singoli frammenti cartacei utilizzati non agiscono come semplici macchie di colore, volumi o texture decorative; sono vettori di senso, tasselli di un graffiante dizionario del potere.
Il contrasto tra i marchi svela
l'attrito semantico e mette in relazione esperenziale:
- "Cicciobello" (nella parte superiore):
Collocato all'inizio del nodo, il celebre marchio introduce i temi
dell'infanzia, dell'innocenza primordiale e del condizionamento sociale
precoce. Suggerisce che le dinamiche di prevaricazione, la competizione sociale
e l'ossessione per lo status non sono attitudini adulte, ma germi inoculati fin
dalla prima età, "impacchettati" e digeriti dal sistema dei consumi.
- "Vanity" (La sezione centrale fucsia e
nera): In netta contrapposizione speculare, questo frammento sposta l'asse
verso l'età adulta e la società dello spettacolo. La vanità e il narcisismo
esasperato sono il vero carburante del potere arrogante: non si cerca la verità
o il bene comune, ma la convalida del proprio riflesso e la glorificazione
della propria immagine pubblica.
- La cravatta con trama a rombi (L'asse verticale):
Una texture geometrica azzurra e rosa taglia verticalmente l'opera. Questa
simmetria cromatica unisce le tonalità tradizionalmente associate ai due generi
biologici, formalizzando visivamente la convergenza dei due mondi nel nodo unico
del potere asessuato.
- La scritta "LECHAR" (I dettagli
affettivi): Il brand, accostato a un cuore rosso e a motivi iconografici
natalizi e invernali, denuncia la sistematica mercificazione dei sentimenti.
Anche gli affetti più intimi e le ricorrenze sacre vengono fagocitati dal
sistema metropolitano, ridotti a involucri usa e getta, a mere buste dello
shopping.
In definitiva, la cravatta, le cravatte si spogliano della morbidezza tessile per diventare un'architettura rigida della mente.
Attraverso l'uso sapiente e sovversivo dei materiali di
scarto, l'opera dichiara che il potere decisionale odierno è una struttura
formale nuda e cruda: un timone geometrico che prescinde dall'identità
biologica di chi lo impugna, unificando i generi sotto la bandiera di un
totalizzante e seducente vuoto consumistico.
