Prima, durante e dopo l'azione

L’autore come unico critico: 

il mio esame di coscienza

Spesso ci si affida a sguardi esterni per valutare ciò che facciamo. Personalmente, credo che nessuno possa comprendere e giudicare un’opera (o un’azione) profondamente quanto chi l’ha generata. Condivido con voi questa riflessione intima sul mio modo di lavorare e di intendere la ricerca.

Chi può fare una seria analisi del proprio operato 

se non l’autore stesso?

Non si tratta di megalomania, ma credo che l’autore di un lavoro o di una attività qualsiasi sia il miglior critico dell’azione da lui generata. Per ovvi motivi non c’è miglior “critico” di chi la produce.

È un po’ come fare la classica analisi del fatto quotidiano a fine giornata. Cioè di ciò che hai fatto durante il giorno e alla sera tiri le somme nel silenzio. Qualcuno definisce tale analisi “esame di coscienza”. Ma la coscienza individuale è soggetta a generose spiegazioni e auto assolvimenti da parte di chi combina marachelle o un malfatto.

Però l’esame di coscienza, cioè parlare da solo a tu per tu con i propri sentimenti in maniera viscerale e onestamente, è per definizione un atto di estrema onestà intellettuale. Ed è ciò che faccio prima, durante e dopo ogni mia azione, sia essa consuetudine o eccezione, non fa differenza.

La critica più schietta è quando finisco un lavoro. Già durante l’esecuzione, e ancor prima, analizzo e indago alcuni aspetti portanti. La mano, il fare, segue le indicazioni del pensiero.

E contiene in un angolo il rischio d’impresa, per dirla con i pragmatici.

Parlo e sviluppo l’indagine dall’esterno, come se fosse un’altra persona a fare l’analisi. E non sono certo indulgente!

Non è, il mio, un atteggiamento “sdoppiante” della personalità. E non penso di avere una personalità borderline.

È piuttosto, ripeto, l’analisi sulla realizzazione del lavoro visto con occhi critici, di chi sa il movente e, pur tra riscrizioni e ripensamenti, imprevisti e incidenti di percorso, tende a offrire una “spiegazione” logica al suo fare per accompagnare chi osserva alla lettura.

Non ritengo onesto pagare qualcuno per curatele. Onesto per me e per chi osserva i miei lavori; lavori fuori dal normale, concetto di arte, ampiamente eviscerato dalle avanguardie che ne hanno esplicitato qualunque concetto e azione.

La mia è una ricerca ludica. Un gioco! E attraverso la manipolazione materiale guidata dalla creatività – il gioco creativo – condotto in assoluta libertà esplicita concetti intimi.

(m.i.)

 

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