Testimonianze
Il Tempo Sospeso:
Dialogo sulle "Sequenze" di Mario Iannino.
«Sequenze, manipolazione digitale. 2026, misure
variabili. Autore: Mario Iannino. Le stratificazioni mentali, i ricordi
lasciati sedimentare evocano…»
Quando mi fermo davanti alla tua opera, Mario, la tua frase
si interrompe bruscamente, lasciando un vuoto sospeso che l’osservatore è
costretto a colmare. Ti guardo muovere i pixel sullo schermo, all'interno del
tuo studio, e mi rendo conto che le parole si fermano esattamente dove comincia
l'immagine.
Questo tuo lavoro, a
misure variabili come sono variabili i confini della nostra mente, mi chiede
una risposta. E la risposta emerge da sola, guardando lo spazio virtuale che
hai generato: quelle stratificazioni evocano un dialogo interrotto tra passato
e presente, dove l'archetipo classico si scontra e si fonde con i simulacri
della cultura di massa, mostrando la frammentazione profonda della nostra
memoria.
C'è un contrasto violento, eppure incredibilmente armonioso,
nel modo in cui decidi di posizionare il David di Michelangelo accanto a quelle
bambole pop e vintage dalle tonalità acide.
Con il David richiami la nostra memoria storica collettiva,
la perfezione formale di un patrimonio culturale idealizzato; con le bambole,
invece, evochi il nostro privato più intimo: l'infanzia, il gioco, gli oggetti
quotidiani che sedimentano sul fondo della coscienza.
Mi mostri che il tempo non è una linea retta, ma un cumulo
di macerie e giocattoli, dove la monumentalità della storia si impasta con la
plastica della nostalgia.
La tua manipolazione digitale, allora, smette di essere un
semplice esercizio estetico per farsi metodo d'indagine.
Questa tecnica della stratificazione e della trasparenza
crea un effetto "fantasma", un filtro spettrale che rende visibile il
processo psicologico del ricordo che riaffiora. Attraverso questi livelli
sovrapposti, mi costringi a guardare dentro il cilindro della memoria: ogni
trasparenza è un anno vissuto, un'immagine salvata, un relitto emotivo che
rifiuta di essere dimenticato e che continua, inevitabilmente, a condizionare
il nostro presente.
- Le Stratificazioni del Tempo: Memoria, Simulacri e Spazio
Digitale in Mario Iannino-
Entrare nell’universo visivo di Mario Iannino significa
accettare il crollo delle coordinate temporali e culturali a cui siamo
abituati. L’opera Sequenze (2026), una manipolazione digitale a misure
variabili, non si offre allo sguardo come una composizione statica, ma come un
palinsesto in continuo divenire, un saggio visivo sulla natura volatile e, al
contempo, pesantissima del ricordo umano.
Come osservatore e studioso, scelgo di addentrarmi in questa
giungla di pixel e simboli non per decodificare freddamente un testo visuale,
ma per assecondare quel flusso di coscienza che l’artista evoca e deposita
sullo schermo.
Il mio intento è
guidare il lettore attraverso gli strati di questa archeologia psichica, dove
la memoria non è un archivio polveroso, ma una materia fluida, manipolabile e
costantemente riscritta dal mezzo tecnologico.
MEMORIA INDIVIDUALE
Ricordi d'infanzia / Pop
│
▼
ARTE DIGITALE ──> SEQUENZE) <── ARTE CLASSICA
Livelli /
Trasparenze ▲ Il
David / Canone
│
▼
SEDIMENTAZIONE MENTALE
Il David e il Simulacro: Il Crollo delle Gerarchie Culturali.
Il primo impatto visivo è un urto controllato, un
cortocircuito semantico.
In primo piano, sul margine sinistro, emerge la figura
marmorea del David di Michelangelo. Non si tratta però della scultura fisica,
della sua aura monumentale radicata a Firenze, bensì della sua riproduzione
digitale.
Il David incarna qui il canone occidentale, la memoria
storica collettiva, l’immutabilità della bellezza ideale. Eppure, la sua
solidità classica viene immediatamente minata dalla presenza centrale di figure
antitetiche: bambole di plastica vintage, dai colori saturi e artificiali,
tipiche della cultura pop della seconda metà del Novecento.
In questo accostamento avverto la tensione profonda della
poetica di Iannino.
Non vi è una
gerarchia valoriale tra l’alto e il basso, tra il capolavoro rinascimentale e
il giocattolo industriale. Entrambi sono ridotti a immagini, a icone che
galleggiano nel medesimo limbo elettronico. Le bambole non deturpano il David,
né il David nobilita il giocattolo: essi coesistono nel teatro della mente
dell'artista, dove un ricordo d'infanzia ha la stessa forza emotiva e lo stesso
peso specifico della storia dell'arte universale.
È il trionfo del
simulacro, dove l'autenticità originaria si perde per dare vita a una nuova
verità sintetica.
- La Trasparenza come Dimensione Psicologica-
Spostando lo sguardo verso lo sfondo, la struttura
dell'opera si fa più evanescente. Un secondo David, quasi spettrale, si staglia
sulla destra, mentre una replica della bambola principale fluttua nella parte
superiore, smaterializzata.
Questa scelta tecnica — la variazione dell'opacità e la
sovrapposizione dei livelli tipica del software di editing — si trasforma sotto
le mani di Iannino in una precisa metafora psicologica.
Interpreto queste trasparenze come la rappresentazione
visiva dei ricordi che lasciano sedimentare la propria traccia. La memoria
umana non cancella, ma sovrascrive. Le immagini più vecchie o meno sollecitate
non scompaiono, ma diventano filtri attraverso cui guardiamo il presente. La
manipolazione digitale diventa così lo strumento perfetto per visualizzare
l'invisibile: il funzionamento del nostro subconscio, dove i traumi, le gioie
infantili e le nozioni culturali si fondono in un'unica, densa nebbia cognitiva.
Il cilindro trasparente centrale funge da contenitore-incubatore, un luogo di
conservazione e alterazione in cui gli oggetti sembrano galleggiare in una
soluzione liquida, congelati in un tempo sospeso.
- La Poetica della Sedimentazione Mentale.
L’aspetto più fecondo della proposta di Iannino risiede
nella conclusione implicita della sua dichiarazione di poetica.
Quando l'artista afferma che le stratificazioni mentali
evocano qualcosa che si deposita, egli ci invita a riflettere sul senso del
tempo nell'era della riproducibilità digitale.
Nell'era digitale tutto è istantaneo, piatto, perennemente
accessibile; Iannino, al contrario, restituisce profondità allo spazio
virtuale.
Uso il termine sequenze non per indicare una successione
cronologica lineare (prima il Rinascimento, poi l'infanzia, poi il presente),
ma come una simultaneità di tempi diversi.
È il tempo interno della psiche, dove un evento di
trent'anni fa può essere più vivido di ciò che è accaduto ieri. L'opera diventa
un editoriale visivo sulla nostalgia, non intesa come sterile rimpianto del
passato, ma come forza attiva che plasma il nostro sguardo contemporaneo.
Mario Iannino ci dimostra che siamo il risultato di queste
collisioni iconiche: frammenti di grande bellezza classica e relitti di
plastica colorata, tutti ugualmente indispensabili per definire chi siamo.
