E' sempre tempo x sognare
(Le lancette si sono
arrese)
In questo mio lavoro, il nastro rosso non avvolge la piuma e
la barchetta per trattenerle, ma per custodirle. È un gesto di cura, un
abbraccio che salva. In quel rosso — colore della vita, della passione, del
sangue che pulsa — affido la resa del tempo cronologico, il tempo che incalza e
pretende, al tempo interiore, il Kairos, che si apre solo quando l’anima è
pronta.
Il fondo nero su cui poggia l’assemblaggio è per me un
quadrante svuotato, un orologio che ha rinunciato alla sua funzione
misuratrice. È diventato un microcosmo, un luogo sospeso, dove il tempo non scorre,
ma respira. Al centro ho collocato una barchetta di carta, fragile e araldica,
costruita con frammenti cromatici che sembrano provenire da memorie lontane. È
l’archetipo del viaggio, dell’infanzia, e della conoscenza innata, della
vulnerabilità che ci accompagna sempre, anche quando fingiamo di non sentirla.
Le lancette, in questo universo, non potevano più essere
rigide. Dovevano cedere. Così ho scelto una piuma naturale e un nastro rosso:
elementi vivi, flessibili, permeabili al respiro del mondo. La piuma non
misura: fluttua. Il nastro non stringe: accoglie. Insieme diventano la metafora
di un tempo che non impone, ma si lascia attraversare.
La resa del tempo non è una sconfitta: è un atto d’amore. È
il momento in cui l’uomo si libera dalla tirannia dei minuti e riconquista la
possibilità del sogno.
Desidero, per l’esposizione al pubblico, che l’opera sia
illuminata da una luce zenitale morbida, capace di esaltare la lucentezza del
fondo nero senza generare riflessi. Le ombre della piuma e della barchetta
devono proiettarsi con delicatezza, come se fossero, esse stesse, parte del
racconto.
Nel percorso espositivo immagino il mio lavoro in dialogo
con il Neodadaismo e con l’Arte Concettuale: sento affinità con la poesia
silenziosa degli assemblaggi di Joseph Cornell e con la destrutturazione
temporale di matrice surrealista. Le mie lancette non segnano più il dovere:
proteggono il sogno.
Nel mio lavoro cerco di trasformare l’opera d’arte in un
dispositivo di sospensione temporale. All’interno del cerchio perfetto del
supporto, metto in scena la capitolazione del tempo cronologico a favore della
dimensione onirica.
Il fondo nero, profondo e texturizzato, è per me un
palcoscenico cosmico: un luogo, dove il tempo si ritrae per lasciare spazio
all’immaginazione. La barchetta di carta, fragile e vibrante, rappresenta il
viaggio, la memoria, la possibilità di un altrove.
Il cuore dell’opera è la metamorfosi delle lancette. Non più
vettori rigidi, ma forme arrese, morbide, vive. La piuma e il nastro rosso
diventano simboli di un tempo che non scandisce, ma accompagna.
La resa del tempo è un atto di liberazione: un invito a
navigare verso l’infinito senza la tirannia dei minuti.
Provenienza e Tracciabilità
Collezione dell’artista. Luogo di produzione: Studio Mario
Iannino, Catanzaro. Autentica: Certificato firmato l’11/06/2026 (Rif. MI‑2026‑001)
Stato di Conservazione e Protocollo.
L’opera è in ottime condizioni.
Per garantirne la stabilità nel tempo, raccomando: Umidità:
45–55% Temperatura: 18–22°C Illuminazione: solo LED privi di UV e IR Movimentazione: esclusivamente con guanti in
cotone o nitrile
Per chi non mi conosce:
Sono un artista visivo e scultore attivo nel mio
studio-laboratorio di Catanzaro. La mia ricerca si sviluppa nell’ambito
dell’assemblaggio polimaterico: oggetti quotidiani, frammenti cartacei,
elementi organici diventano materia poetica.
Cerco di sottrarre la materia al flusso del reale per
proiettarla in una dimensione assoluta.
Lavoro sul tempo, sul viaggio, sulla memoria. Cerco
cortocircuiti concettuali che restituiscano delicatezza, fragilità, sogno.
“Le lancette si sono arrese” è la mia dichiarazione poetica:
quando il tempo abdica, l’immaginazione può finalmente respirare. Ogni istante diventa il momento giusto per
sognare.


