Ready-made, pittura, assemblage

Il Paradosso del Valore: Globalizzazione, Produttività e Bisogni Reali nell'Opera di Mario Iannino.

L’opera senza titolo di Mario Iannino (75x29 cm) si presenta come una stratificazione materica e concettuale che interroga direttamente le derive della tarda modernità.

Attraverso l'uso del collage e del ready-made, l'artista costruisce un microcosmo visivo in cui si scontrano le logiche della globalizzazione, l'imperativo della produttività e l'oblio dei bisogni reali dell'individuo.

L'opera funge da specchio critico di un mercato globale che fagocita l'identità e ridefinisce le priorità umane



-Il Supporto e il Frammento:

L'Estetica del Consumo.

Il primo elemento di riflessione è la scelta del supporto. Il cartone pressato evoca immediatamente l'universo della logistica, del trasporto merci e del packaging industriale. Non è una tela vergine, ma un frammento di scarto del mercato globale. Su questa superficie, Iannino accumula strappi di giornale, involucri di prodotti commerciali (come brand di snack e beni di largo consumo) e texture pittoriche grossolane.

La stratificazione rappresenta visivamente la saturazione della società contemporanea, dove l'individuo è costantemente bombardato da input commerciali. Il mercato non si limita a vendere prodotti, ma colonizza lo spazio vitale e visivo, trasformando il cittadino in un consumatore puro, mai sazio.

La Cravatta Ibrida possiamo leggerla come simbolo “Imperativo della Produttività”.

Al centro della composizione si staglia una sagoma che unisce due simboli emblematici della nostra era: la cravatta e la “striscia” che riporta alla mente una mascherina chirurgica. La cravatta, icona tradizionale del professionismo, del decoro borghese e del lavoro d'ufficio, si fonde con frammenti di immagini e lacci che ricordano i dispositivi di protezione individuale e del “benessere psicofisico” esaudito attraverso la fagocitazione del prodotto industriale.

Questo ibrido concettuale incarna la tensione tra produttività e sopravvivenza indotta e condizionata dall’industria alimentare:

La cravatta impone la necessità di performare, produrre e aderire agli standard del mercato globale: la performance economica, appunto.

Mentre, l'elemento che richiama la mascherina riconvoca la fragilità biologica e la cura, spesso subordinate alle logiche del profitto.

L'oggetto copre e stringe, diventa un cappio invisibile che vincola il tempo umano ai ritmi della produzione di massa. È la sagra dell'alienazione, il soccombere alle logiche di mercato piuttosto che razionalizzare le esigenze e condizionarle ai valori reali della sussistenza.

L’opera suggerisce il dualismo e la lotta tra: Priorità vs. Bisogni Reali, senza demonizzarli, naturalmente, ma ponendoli davanti ai nostri sensi.

Il cuore del saggio visivo di Iannino risiede nel conflitto tra le priorità imposte dal sistema economico e i bisogni reali dell'essere umano. La globalizzazione ha ridefinito le priorità collettive, ponendo l'efficienza finanziaria e la crescita perpetua al di sopra del benessere psicofisico, delle relazioni sociali e della sostenibilità ambientale. I frammenti di paesaggio naturale, intrappolati e quasi soffocati dalle scritte industriali e dai loghi commerciali all'interno della sagoma centrale, simboleggiano la transizione dai bisogni primari (la terra, la salute, il tempo libero) ai bisogni indotti dal mercato.

L'opera suggerisce un assunto semplice e ineludibile: l'uomo contemporaneo è, condizionato e di conseguenza, costretto a indossare la propria produttività come un'armatura, dimenticando ciò che è realmente essenziale per la propria esistenza.

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