Una Narrazione Speculare
La mia preghiera laica in un manifesto del quotidiano
Nel dare forma a questo progetto, ho avvertito l'urgenza visiva e intellettuale di compiere un gesto di profonda rottura e, al tempo stesso, di necessaria riconciliazione: ho preso il gruppo scultoreo "Idealità e Materialismo" di Giulio Monteverde e l'ho calato brutalmente e significativamente nel cuore pulsante della nostra quotidianità ordinaria, il carrello della spesa di un supermercato. L'ho adagiato lì, idealmente, tra confezioni di snack industriali, scritte pubblicitarie sgargianti e codici a barre, per innescare una provocazione concettuale immediata in chi guarda.
So bene che davanti a questo strappo visivo qualcuno si chiederà: cosa vuole dire? Qualcun altro dirà con superficialità: è pazzo o scemo, e non andrà oltre il suo naso e i suoi bisogni materiali. In pochi, forse, comprenderanno la sinergia perfetta del significato che sto cercando di tessere.
Voglio confidarvi che la scelta di questa specifica opera di
Monteverde non ha nulla di casuale, ma rappresenta il fulcro filosofico di
tutto il mio intervento. Il capolavoro del maestro mette in scena l'eterno,
lacerante dualismo umano: da una parte l'Idealità, la figura femminile tesa
verso l'alto, simbolo dello spirito, dell'arte e dell'aspirazione al sublime;
dall'altra il Materialismo, l'uomo avvinghiato alla ruota, ancorato alla terra,
ai bisogni biologici e alle passioni carnali.
Mi sono chiesto: quale luogo, se non il supermercato,
rappresenta oggi il tempio contemporaneo del materialismo puro? È il luogo
geometrico dove la materia viene catalogata, prezzata e consumata per
soddisfare i nostri bisogni fisici ed egoistici. Collocando la scultura in
questo contesto, ho voluto far rivivere quella lotta in chiave moderna: la
ruota del materialismo di Monteverde si fonde così con la ruota del carrello
della spesa, specchio della routine del consumo che ogni giorno ci tiene legati
a terra.
L'Arte come Bene Comune e Nutrimento Primario
Il motivo profondo che mi ha spinto a eseguire visivamente questo dialogo è una mia convinzione assoluta: l'arte non può e non deve rimanere un lusso d'élite, confinato nelle teche fredde dei musei o nei salotti privati di pochi eletti. Nel caos grafico dei prodotti di consumo, la figura che si eleva verso l'alto rivendica con forza il proprio spazio. Intendo dire e dimostrare, con tutta la forza di questo gesto, che la bellezza e la tensione spirituale sono beni comuni di prima necessità, vitali ed essenziali esattamente come il cibo che compriamo per nutrirci.
L'essere umano non vive di solo pane; ha un bisogno
disperato di Idealità per sopravvivere alla standardizzazione e all'alienazione
della vita moderna. Mescolando il marmo allegorico con il packaging
commerciale, annullo di proposito la distanza sacrale tra l'osservatore e
l'opera d'arte. Essa diventa un nutrimento quotidiano dell'anima, accessibile a
chiunque spinga un carrello tra le corsie. Con questo gesto, trasfiguro l'atto
ordinario della spesa in un rito di sopravvivenza culturale, ricordandoci che anche
nel luogo della massima materialità, lo spirito umano conserva intatto il
diritto e il dovere di guardare verso il cielo.

