Dal povero all'Assoluto

Il potere è donna

 

La mia ricerca artistica si muove all’interno dei "linguaggi mutevoli metropolitani", una traiettoria in cui lo scarto della società dei consumi cessa di essere rifiuto per farsi reperto lirico, testimonianza antropologica e, infine, frammento teologico.

Non cerco la celebrazione feticista del simulacro consumistico tipica della Pop Art, né la fredda catalogazione oggettuale del ready-made. La mia azione risiede nel gesto di piegare il packaging – la veste effimera e ossessiva delle nostre vite – a un pensiero altro, intriso di pathos, memoria e spiritualità.

Nel percorso di risignificazione, avverto una profonda affinità con l'Art Brut: richiamo un’arte spontanea, viscerale, che trova la sua massima potenza espressiva proprio nella rugosità e nella verità della materia povera.

Lavorare con il cartone da imballaggio e la plastica significa operare una discesa nella stratificazione del quotidiano per far emergere una sacralità laica e primitiva.

Il mio fare è guidato da quella che definisco la "deformazione accresciuta del pittore": una sapienza compositiva che eredita dai maestri del passato le regole geometriche, spaziali e cromatiche, applicandole al caos della contemporaneità per ordinarlo secondo un nuovo principio cosmico.

L'opera, qui presentata, è un manoscritto visivo scandito da una rigorosa stratificazione temporale e materica.

L'azione ha preso vita su una porzione cartacea originaria posata su un cartone di 88 x 45 cm, ma una lacerazione laterale mi ha spinto a un ripensamento spaziale, espandendo e adagiando il manufatto su una seconda piastra di 113 x 75 cm.

Il raddoppiamento del supporto non è stato un fatto meramente dimensionale, ma un atto di protezione di un'appendice poetica salvata dal caos.

L'equilibrio formale è garantito da stesure cromatiche – il bianco materico che ridefinisce lo sfondo, i tocchi di blu celestiale e rosso carnale – e da grafie a penna e matita, che ricuciono i singoli frammenti commerciali in un testo narrativo unitario, una sorta di sindone contemporanea vibrante di pathos.

Il nucleo centrale dell'opera si articola in una complessa allegoria che supera la contingenza politica per approdare a una dimensione teologica e trinitaria.

Al centro domina la cravatta, posta in verticale come asse simmetrico e stella polare; realizzata con una busta da shopping dai motivi barocchi con puttini rétro, essa evoca l'iconografia sacra delle pale d'altare e gli affreschi delle chiese, svuotando al contempo il feticcio del dominio patriarcale per trasformarlo in un asse cosmico che unisce l'alto e il basso.

La cravatta scende fino a coprire il fulcro dell'opera, richiamando idealmente la carica sovversiva de “L’origine du monde di Courbet”.

In questo punto esatto ho collocato la sagoma di un ovetto Kinder Joy – la gioia della nascita –, cortocircuitando l'erotismo con il concetto di genesi.

La centralità del sesso femminile è qui spogliata da ogni censura moralista (evocata dalla scritta censored sul sesso maschile sottostante) per essere restituita alla sua verità di altare della natura creatrice.

La struttura dell'opera suggerisce una tripartizione interna: essa si eleva dalla base terrena e frammentata dei bisogni effimeri, passa attraverso il fulcro generatore del piacere e della vita, e culmina nell'ordine cromatico superiore.

È la traduzione visiva della mia più profonda consapevolezza: la natura creatrice è donna e Dio stesso, nella sua profonda, misteriosa e generatrice Trinità, è donna.

I simboli della virilità fisica – il fallo, la rosa, lo schizzo dell'uccello del paradiso – appaiono come elementi transitori e fragili, maschere di un'impotenza cerebrale che soccombe e si inchina di fronte alla forza ancestrale, divina e generatrice dell'universo femminile.

Attraverso il recupero del "povero", scardino i codici del patriarcato e le ipocrisie puritane, piegando il caos metropolitano al pensiero pittorico per giungere all'assunto definitivo: il potere è donna, principio originario e divino del cosmo.

 


 Scheda Tecnica

 

• Artista: Mario Iannino

• Titolo: Il potere è donna

• Anno: 2026

• Tecnica: Assemblaggio polimaterico, pittura, disegno e grafie su cartone di recupero

• Dimensioni complessive: 113 x 75 cm (nucleo centrale originario: 88 x 45 cm)

• Collezione: Archivio dell'Artista

 

 

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