Oltre la Pop Art: la Scoria assurge a Reliquia
Come il colore del grano (43x63 cm)
L’opera "Come il colore del grano" non nasce da un distacco intellettuale, ma da una necessità intima: è una confessione scritta con i resti di ciò che tocchiamo, consumiamo e viviamo ogni giorno.
Il mio viaggio visivo si sviluppa lentamente, stratificando la materia del quotidiano per esplorarne i risvolti antropologici e spirituali.
L’Estetica dello Scarto e la Cancellazione del Caos
La scelta del supporto non è casuale. Utilizzo il cartone da
packaging – in questo caso scatole di pasta lacerate e sovrapposte – per
elevare la materia prima a manifesto concettuale del rifiuto e del consumo
convulso.
Il brand industriale perde la sua funzione originaria:
sommergo i loghi commerciali con un vigoroso intervento cromatico, dove il
gesto pittorico si fa simultaneamente cancellazione e luce. Il bianco
interviene per legare gli elementi e silenziare il caos, offrendo una tregua
visiva tra la frammentazione industriale e la pittura. Da questa sintesi,
frutto di continui ripensamenti, emergono tonalità calde di giallo e ocra,
simili a improvvisi squarci di sole.
Oltre la Pop Art: la Scoria come Reliquia
Il mio percorso si colloca in netta antitesi rispetto alla
Pop Art americana. Non celebro il prodotto industriale perfetto e seriale; al
contrario, lavoro sull'oggetto consumato dal tempo e dal mio stesso gesto
quotidiano, trasformando il brand in traccia fisica di un'esistenza vissuta. In
feticcio.
Attraverso una manipolazione tridimensionale, il cartone si
flette per evocare la sagoma stilizzata di una barca. Bianco e oro agiscono
come filtri lirici sulla texture, ordinando il caos del consumismo attraverso
la sensibilità poetica. Il processo è opposto alla serialità: sottraggo
l'oggetto effimero alla discarica per consegnarlo all'arte, elevando la scoria
a reliquia.
Una Dimensione Sacrale
Il titolo evoca una dimensione bucolica, pasoliniana e
anticonsumistica, richiamando esplicitamente la celebre frase del "Piccolo
Principe".
L'opera si presenta così come un altare, sul quale celebrare la contemplazione, ultima, dell'azione sacrale. È il luogo in cui sopraggiunge la pacificazione e il rifiuto si
trasforma in reliquia: una testimonianza sacra e intima del vissuto.
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