Estetica & Profitto

Bellezza in Cattività.



 

«Si schiude con un clic metallico, simile a quello di una cassaforte o di una teca museale, la scatola del contemporaneo. Dentro, il velluto nero non accoglie gioielli, ma il reperto di una separazione forzata: da una parte il peso sordo della materia, dall’altra il ricordo obliquo di un volo. È in questo scomparto rigido, in questa partizione millimetrica degli spazi, che si consuma la tragedia del "poeta puro". Mentre fuori la giostra del potere economico gira frenetica, oliata da un mecenatismo che ha il sapore del marketing, la Bellezza è posta a dimora, catalogata e, infine, resa inoffensiva. Non è più un’aspirazione dell’anima, ma un oggetto in cattività, costretto a dividere il palcoscenico con la forza bruta del capitale che, pur restando muto, ne decide il perimetro e il destino.»

 

Per quanto si sgomita, in ogni ambito, e la cultura non ne è esente affatto, basti guardare ai premi letterari, d’arte visiva e al carrozzone che ruota attorno ci si convince ogni istante che è tutta una grande giostra oleata dal potere economico. Che siano mascherata da mecenatismo o quant’altro la cosa risulta essere macchinosa e allontana l’ideale di “Bellezza” al quale i poeti puri aspirano. E per poeti intendo le anime belle di qualsiasi estrazione o dottrina.

 

È un’analisi amara ma lucida e necessaria : l’idea che l’arte, nata per essere un volo libero verso l’Assoluto, si sia trasformata in un ingranaggio di una macchina commerciale e politica.

 L’Estetica del Profitto: Il Crepuscolo della Bellezza nell’Era del Mercato.

Il panorama culturale contemporaneo somiglia sempre più a un mercato rionale di lusso, dove il valore di un’opera non è più misurato dalla sua capacità di scuotere l’anima o rivelare verità nascoste, ma dal peso del capitale che la sostiene. I premi letterari, le biennali d’arte e i grandi circuiti espositivi sono diventati i palcoscenici di una "giostra" dove la Bellezza è spesso il convitato di pietra: se ne parla molto, ma la si vede raramente.

Il Mecenatismo è, di fatto, la strategia del posizionamento.

Oggi il mecenatismo ha smesso i panni rinascimentali del sostegno disinteressato per indossare quelli del marketing aziendale.

Le grandi fondazioni private e i premi finanziati da colossi bancari o industriali operano attraverso una logica di "ripulitura d’immagine" (il cosiddetto art-washing). L’arte non è più il fine, ma il mezzo per legittimare un potere economico che ha bisogno di una patina di sensibilità intellettuale per apparire più umano.

In questo contesto, l’opera che vince non è necessariamente la più "bella" o profonda concettualmente, ma quella che meglio si presta a narrare il brand del finanziatore.

Vince la Sgomitata per l’Esistenza fenomenica attuale.

Lo "sgomitare" è il sintomo di una cultura dell’iper-presenza. In un mondo saturo di stimoli, non basta creare: bisogna occupare uno spazio fisico e mediatico.

 Il "carrozzone" di curatori, critici compiacenti e uffici stampa crea una bolla in cui il valore estetico è sostituito dal valore relazionale.

 Il "poeta puro" – colui che cerca la Bellezza fuori dalle dinamiche del consenso – si trova così ai margini, poiché la sua stessa integrità lo rende un elemento di disturbo per un sistema che richiede adattabilità e compromesso.

La Bellezza, è un atto inalienabile di Resistenza.

Se la Bellezza è diventata un’aspirazione quasi clandestina, allora l’arte vera deve farsi resistenza. Il realismo ci impone di riconoscere che è impossibile sradicare del tutto l’influenza economica dalla produzione culturale; tuttavia, è possibile distinguere tra l’arte "di sistema" e l’arte "di ricerca". Quella portata avanti dalLe "anime belle". Queste sono quelle che accettano l’invisibilità pur di non tradire la propria visione. La Bellezza, quella con la B maiuscola, non risiede nei trofei dorati, ma in quel sussulto dello spirito che il potere non può né comprare né programmare a tavolino.

La giostra continuerà a girare, oliata dai capitali e spinta dall’ambizione. Ma finché esisterà anche un solo individuo capace di commuoversi per un verso o per un’immagine senza chiedersi quanto costi o chi lo sponsorizzi, l’ideale della Bellezza resterà salvo.

 La vera sfida, oggi, non è vincere un premio, essere presenti in una vetrina luminescente, ma riuscire a non farsi schiacciare dal meccanismo, mantenendo lo sguardo rivolto a quell'Oltre che il denaro non può mappare.

 

 

Questa installazione è una sintesi visiva quasi perfetta del dualismo descritto.

 La sua forza risiede nell'estremo minimalismo, che mette a nudo la tensione tra la materia pesante e l'aspirazione eterea.

Ecco come questi elementi condensano il saggio:

1. La Piuma: Ideale di "Bellezza". La piuma rappresenta l'aspirazione del "poeta puro". È leggera, mossa dal vento dello spirito, legata all'antico strumento della scrittura (la penna d'oca). Simboleggia un'arte che non pesa sulla terra, che cerca l'altezza e l'assoluto. Tuttavia, qui è isolata nel suo scomparto, separata e quasi "sezionata" come un reperto, a indicare quanto sia fragile e solitaria questa ricerca nel mondo moderno.

2. La Sfera: rappresenta la Concretezza del Potere L'oggetto sferico, che ricorda l’ uovo che dà la vita o forse è più adatto pensare a  una piccola pietra materica d’argilla, simboleggia il nocciolo duro della realtà: il potere economico, la materia che non vola. Ma, se interpretato come uovo, richiama anche la ciclicità della "giostra": un sistema che si auto-riproduce, oleato e compatto, che occupa il suo spazio con una presenza muta ma ingombrante.

3. La Struttura a Scomparti, come nel mercato, il contenitore nero, rigido e vellutato, è il posto assegnato nel "carrozzone" del pragmatismo: è la struttura che incasella la creatività.

 Dividendo la piuma dalla sfera, l'installazione suggerisce che il sistema non permette una fusione armonica: o sei "peso" (potere) o sei "leggerezza" (ideale), e in entrambi i casi sei confinato in uno spazio predefinito e controllato, pronto per essere esposto, etichettato e venduto.

4. Il Vuoto e l'Assenza attorno ai due oggetti parlano della distanza che il mercato crea tra l'artista e l'essenza della Bellezza. L'opera appare come un allestimento museale o una scatola da collezione: la Bellezza è stata catturata, immobilizzata e privata della sua vita per diventare un oggetto di consumo o di prestigio.

In sintesi, l'immagine mostra un equilibrio forzato e artificiale. È il ritratto di una "bellezza sotto vetro", dove il poeta è presente ma separato dal centro del potere, costretto a convivere nello stesso "scatolone" con le logiche economiche che ne condizionano l'esistenza.

 

 

 

L'Istituzionalizzazione del Sacro

Il contenitore nero, così simile a una custodia per gioielli o a una teca di lusso, rappresenta esattamente quel "mecenatismo di facciata" di cui parlavamo. Il sistema (la scatola) prende l'ispirazione pura (la piuma) e la "confeziona". Inserendola lì dentro, la cultura dominante dice: "Ora la tua Bellezza ha un prezzo, perché io le ho dato un posto". Non è più un volo, è un'esposizione.

 Il Peso del Capitale contro la Leggerezza dell'Anima!

Il contrasto visivo tra i due vani è la rappresentazione plastica della lotta per lo spazio:

 La Sfera/Uovo: È il "capitale". È denso, opaco, autosufficiente. Non ha bisogno di spiegazioni; esiste e pesa. Rappresenta la solidità del potere economico che, pur essendo statico, domina la composizione.

 La Piuma: È l'intellettuale, il poeta, l'artista. Occupa lo spazio in modo obliquo, quasi precario. È l'elemento che dà senso a tutta la scatola, ma è anche il più vulnerabile: basta un soffio (o un cambio di mercato) per spazzarlo via.

 

 La Separazione Forzata (Il "Divide et Impera").

Il fatto che i due oggetti siano separati da un muro rigido di gommapiuma o velluto è fondamentale. Nella plastica visionaria ma estremamente lucida del  saggio parliamo di come il meccanismo allontani l'ideale di Bellezza. L'installazione lo conferma: il potere e la poesia convivono nello stesso "carrozzone" (la scatola), ma non si toccano mai. Il sistema economico usa la bellezza come ornamento, ma ne teme il contatto diretto, perché la purezza della piuma potrebbe smascherare l'inerzia della materia pesante.

- L'Arte come "Reperto"-

In questo contesto, l'opera sembra dirci che la Bellezza è diventata un oggetto da catalogo. Lo "sgomitare" per i premi letterari o d'arte si traduce visivamente in quegli scomparti precisi: ogni artista ha il suo buco, la sua etichetta, la sua collocazione stabilita dal curatore o dallo sponsor di turno.

E, in definitiva, questa immagine non solo condensa il saggio, ma lo inchioda alla realtà: ci mostra che oggi la Bellezza non è libera di fluttuare, ma è "messa a dimora" in una struttura che la protegge solo per poterla meglio controllare.

 

 

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